Riflessione dopo l'ascolto del Vangelo del giovane ricco che non  accoglie l'invito a seguire Gesù 

a) Il cuore duro e ostinato: La persona dal cuore indurito è ostinata, chiusa a ogni prospettiva diversa dalla propria, sa ascoltare soltanto la propria voce egoista e capricciosa. Duro è il cuore altezzoso e superbo di chi presume di essere nella verità e lancia giudizi sprezzanti verso chiunque minacci la sua comodità e sicurezza. La via per guarire da questa durezza di cuore sta nel recuperare la capacità di ascolto e di dialogo, in un atteggiamento di docilità e di mitezza. 

Al cuore duro dei farisei, Gesù oppone il suo cuore umile e mite. Come Cristo, l'uomo dal cuore mite resta duttile e sciolto, non possessivo, interiormente libero. La mitezza si oppone così a ogni forma di prepotenza materiale e morale; è vittoria della pace sullo scontro, del dialogo sulla sopraffazione, della persuasione sulla costrizione.

b) Il cuore duro e insensibile: Una delle forme più diffuse della durezza di cuore è l'indifferenza, il far finta di non vedere e di non sentire chi ha bisogno del nostro aiuto, "passar oltre, dall'altra parte della strada", come il sacerdote e il levita nella parabola del Buon Samaritano. Siamo sempre tentati di mettere, tra noi e i poveri, dei doppi vetri: il loro effetto è di impedire il passaggio del freddo e dei rumori, di far giungere tutto attutito, ovattato. E infatti vediamo i poveri muoversi, agitarsi, urlare dietro lo schermo televisivo o sulle pagine di giornali, ma il loro grido ci giunge come da lontano. Non arriva al cuore, o vi arriva solo per un momento. Occorre allora rompere quella barriera, superare l'indifferenza, lasciar cadere le difese e permettere che ci invada una sana inquietudine per la spaventosa miseria che c'è nel mondo.

c) Il cuore duro e pigro: La durezza del cuore è associata anche a quell'abitudine meccanica e pigra che san Paolo definisce la "lettera che uccide". Si tratta di una fedeltà inerte, senza respiro e senza passione.

 C'è durezza di cuore là dove si pratica senza fede, si fa la carità senza amore, si è gelosi dei dogmi senza assapo­rarne la verità, si abita la stessa casa senza percepire nessun calore.

E sempre forte la tentazione di aderire a una religione che si presenta con regole chiare e precise, in forme rigide e convenzionali: non ci si chiede più il perchè di un'azione, ma ci si accontenta della sua esecuzione materiale. E' più facile lavare bene le mani che purificano il cuore. E' più facile la pratica esteriore che la coerenza interiore. Certo, abbiamo bisogno anche di tradizioni, ma queste diventano una trappola mortale se non vengono alimentate e purificate di continuo dalla parola di Dio e dallo spirito evangelico.

La conversione da un "cuore di pietra" a un "cuore di carne"

La Bibbia descrive la conversione con le immagini del cuore contrito, ferito, lacerato, circonciso, del cuore di carne, del cuore nuovo: "Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umile, Dio, tu non disprezzi". "Potessimo esser accolti con il cuore contrito e con lo spirito umiliato".

La salvezza consiste nell'a-scoltare e nell'agire secondo la volontà di Dio con tutto il cuore e con tutta l'anima perchè questa è l'unica risposta adeguata a un Dio che ci ama con tutto se stesso. Nell'uomo che si lascia plasmare dallo Spirito, il "cuore di carne" assume i tratti della benevolenza, della mitezza, della magnanimità, della cordiale comunione e della viva passione per la salvezza di tutti.

Un parrocchiano

Ultimo aggiornamento (Martedì 16 Febbraio 2010 23:59)