UNA PAROLA FRATERNA E SACERDOTALE AI GIOVANI (E NON) CHE CONVIVONO 

Ai nostri giorni è di "moda" (per modo di dire) nel nostro paese e quindi anche nella nostra parrocchia, una realtà familiare e sociale: la convivenza di giovani (e non), che, formando una nuova famiglia, saltano cioè escludono il matrimonio cristiano, il sacramento. In pratica una convivenza con un matrimonio "senza il Signore".

Premetto che, scrivendo questi pensieri, sono lontano un "carro di refe" dal giudicare questa scelta, sia in bene che in male, perchè, sempre e comunque, il solo Giudice è Quello lassù!

Però, fatta questa premessa, mi è sembrato doveroso come sacerdote e amico, di dire loro una parola sacerdotale e fraterna con una semplice domanda: conoscendo la vostra fede e la vostra serietà, perchè avete fatto questa scelta "scartando" il matrimonio cristiano? E' vero che ci possono essere dei casi nei quali si è fatta questa scelta non volendo avere nulla "a che fare" con il Signore, senza nessuna scelta religiosa ma solo una scelta civile! Ma in questi casi, "la questione" è risolta e nessuno può e deve giudicare tale scelta. Ma, a mio giudizio, una convivenza senza questo motivo, è una scelta che non capisco! Al limite, posso anche pensare, come talora capita, che sia stata fatta tale scelta perchè oggi "il matrimonio normale" porta con sé non poche spese, non pochi fastidi, non pochi impegni e non poche preoccupazioni materiali. E questo è vero perchè oggi, un matrimonio "celebrato in chiesa", porta con sé spese di abiti, di pranzi, di inviti, di fotografie, di fiori, di viaggi di nozze ecc. ecc.. Quindi, si risolve il tutto, risparmiando migliaia di euro "che talvolta non ci sono" scegliendo la convivenza.

Ma se per taluni fosse così, penso di poter aiutare queste coppie dicendo loro: "Non lo sapete che potete sposarvi con il Signore mettendo a posto la vostra fede con Dio, facendo semplicemente poche cose "eliminando tutte le difficoltà" e facendo la prassi del consenso canonico. Poi ci si sposa con due testimoni, in qualsiasi momento e senza tutto il "contorno" del matrimonio normale.

Penso allora, che a queste condizioni, la scelta non può essere che quella di uscire dalla convivenza e mettersi a posto, cristianamente parlando, con la propria coscienza di credenti.

Mi auguro, quindi, sia questa la risposta di questi cari giovani che convivono e ai quali fraternamente voglio fare questo invito: fate questa scelta di fede che non vi manca! Sarete contenti!

Il vostro Prete Don Pietro