Oggi, per noi cristiani, c'è un forte rischio di fede: "tagliare la corda" nei confronti di Dio quando pian piano si abbandonano la preghiera, la S. Messa, i sacramenti e tante altre pratiche della vita cristiana. E' l'esperienza che, oggi purtroppo, non pochi cristiani vivono. Se leggerai questo articolo, forse sarai aiutato per evitare questo rischio e, se già "la corda... è stata tagliata", potrai essere aiutato a riflettere e a capire la tua situazione di fede e così riallacciare il tuo legame di credente con Dio.

Non si decide una volta per sempre di essere discepoli del S

ignore, a meno che la scelta sia frutto di un'abitudine stanca, che solo da lontano assomiglia alla fede. Anche per noi vi è una fatica dentro la fede, quando sperimentiamo che essa ci conduce per strade diverse rispetto a quelle che il comune buon senso ci propone come buone, plausibili, sagge e sensate. Allora sentiamo che le parole di Gesù sono dure e cozzano contro il desiderio di ricondurre il Signore dentro la nostra misura. Anche noi ci sentiamo delusi perchè ci pare che la strada lungo la quale egli ci conduce non sia quella che noi abbiamo immaginato, sognato, desiderato. Non riusciamo a immaginare che egli possa condurci altrove, e che questo altrove sia più bello e più vasto di ciò che il nostro piccolo cuore e la nostra piccola visuale riescono a concepire.

Ma si è discepoli perchè ci si fida di Lui: non perchè si è convinti della sua dottrina, non perchè ci piacciono le sue idee, ma perchè Lui, la sua persona, il suo mistero, ci hanno convinto. Gli facciamo credito che lui ci condurrà per una strada infinitamente più bella di quella che noi potremmo riuscire anche solo a desiderare. Non è la strada dei nostri obiettivi; delle esperienze che vorremmo fare; del successo che vorremmo avere; delle idee che vorremmo affermare. E' la strada della realizzazione profonda di noi; e di ciascuna persona e del mondo intero.

Vivere di fede significa fidarsi: del resto fede, fiducia, fedeltà sono parole che hanno una parentela profonda tra loro. Siamo cristiani non semplicemente perchè crediamo che esiste Dio, ma perchè sperimentiamo un vivo rapporto con Lui; e come in ogni rapporto vero, non c'è nulla di scontato, nulla di automatico.

Vengono i giorni in cui ci prende il dubbio di esserci incamminati per una strada sbagliata e perdente; o una strada che non ci interessa; o una strada troppo difficile per noi; i giorni in cui ci pare che la fede non ci dia ciò che da essa ci attendevamo.

Come i discepoli, anche noi, credenti di oggi, a volte siamo disorientati e spiazzati proprio dal Signore. Allora credere equivale a compiere un salto nel buio, andare avanti anche senza capire, sopportare i dubbi e le domande e continuare a restare con il Signore. Si tratta di un'esperienza che non riguarda solo il nostro rapporto con Dio.

In fondo, anche ogni vero rapporto umano conosce la difficoltà, l'incomprensione, il silenzio, il dubbio. Sono i momenti in cui si comprende che la fede deve farsi fiducia, e affidamento. Si va avanti perchè ci si fida, ci si affida, riconoscendo in tal modo i! valore che per noi il Signore è; riconoscendo il credito che gli facciamo, ma anche il desiderio di restare con lui, al di là di ogni nostro progetto. Questa è la vera esperienza della fedeltà: quella che fa dipendere il nostro rapporto non dal successo del cammino compiuto insieme o dalle circostanze fortunate della vita, ma dalla scelta di restare accanto, con totale gratuità.

Abbiamo anche altre ragioni per continuare a restare, sfidando il dubbio, il disorien­tamento, l'incomprensionde. Camminare da discepoli significa avere dietro di sé una storia: la nostra storia d'amore con Dio, il ricordo di tanti momenti in cui l'imprevedi­bile azione di Dio ci ha aperto prospettive impreviste, e siamo rimasti stupiti dalla forza delsuo amore per noi, dalla sapienza con cui ha condotto la nostra vita.

Il ricordo di ciò che il Signore ha fatto per noi e l'affidare a Lui la nostra vita ci permetteranno allora di sentire come nostre le parole di Pietro: "Signore, tu solo hai parole di vita eterna". Il coraggio dì restare è ripagato dalla possibilità di scoprire che quel linguaggio che ci era parso soprattutto duro, in effetti è l'unico che ha il sapore dell'eternità.