Nonostante il mutare dei tempi il gruppo come momento aggregativo e come spazio privilegiato per una proposta educativa sembra mantenere una elevata validità.

Per i giovani l'esperienza di gruppo appare fondamentale, in quanto essi ritrovano a questo livello una comunanza di condizioni di vita, un'omogeneità di situazioni, una parità di rapporti, che permette loro di pienamente identificarsi in uno spazio di autonoma espressione. Per noi educatori il gruppo appare una delle poche realtà in cui sia possibile trasmettere dei contenuti e dei valori rispettando il "linguaggio giovanile". I giovani infatti danno molto peso, soprattutto in un contesto caratterizzato da forte pluralismo culturale (con esiti di relativismo), da crisi di ampie prospettive, da eccedenza di proposte di vita scarsamente traducibili nella prassi, all'esperienza, ricercando nelle pratiche di vita, negli spazi in cui sono inseriti, nelle dinamiche della vita quotidiana, una concreta risposta alle loro esigenze di identificazione e di socializzazione. L'esperienza del gruppo risulta così sulla lunghezza d'onda delle loro attese, in quanto permette di fare
pratica di rapporti, di trovare di fatto una risposta al problema della sicurezza e dell'integrazione sociale. Di fronte a questo dato molti educatori rivalutano il gruppo come uno spazio in cui è possibile non separare i contenuti dall'esperienza, in cui fare una proposta attraverso le concrete dinamiche relazionali.Il gruppo può pertanto costituire un interessante "rendez-vous" tra giovani ed educatori, tra soggetti che hanno nei confronti di esso diverse aspettative.Infatti i giovani possono essere attenti a quelle espe­rienze di gruppo - anche organizzato - che sono in linea con la loro condizione, che permettono loro di rispondere alle esigenze di socia­lizzazione, di sviluppo affettivo, di espressività. Parallelamente gli educatori considerano il gruppo come un luogo privilegiato di mediazione tra le istanze della personalità del giovane (proprio di chi si sta aprendo alla vita sociale) e quelle della società complessa (con le sue sollecitazioni e il suo pluralismo culturale e di esperienze), come un luogo di fondamentale importanza per una maturazione graduale e armonica del giovane che risponda da un lato all'esigenza giovanile di protagonismo e di esperienza e dall'altro lato all'interiorizzazione di proposte educative. In questa linea il gruppo organizzato viene considerato un'occasione che si offre al giovane per orientarsi in senso collettivo, pur avviando a soluzione i problemi della sua condizione.Un aspetto importante di riflessione per tutti gli operatori di pastorale è il senso che ha il giovane del gruppo anche ecclesiale: più che appartenere alla Chiesa in generale, il giovane orientato religiosamente attribuisce molta importanza alla appartenenza allo specifico gruppo religioso giovanile, il ristretto gruppo di persone con cui viene in contatto. Complessivamente sembra ci sia un esito di crescita dell'appartenenza ecclesiale, però è dovuto al fatto che cresce l'identificazione con i singoli gruppi più che con la Chiesa in generale. L'aspetto interessante è il fatto che i giovani vivono una esperienza in cui si riconoscono, che è significativa di Chiesa, piccola Chiesa; il fatto problematico ovviamente è la perdita del senso collettivo, ecclesiale, di un senso ec­clesiale ampio, ma questo secondo me è un grosso problema che non riguarda solo la condizione giovanile, è una concezione autonoma di Chiesa, di una Chiesa per sé più che di una Chiesa intesa in senso ampio. Proprio su questo punto dobbiamo concentrare anche la nostra preparazione e attività per recuperare un'iden­tificazione compiuta e completa di Chiesa Universale. Gli educatori Stefano, Giacomo, Elisa, Valentina

Ultimo aggiornamento (Giovedì 03 Giugno 2010 15:42)